“Perchè non hai la mia voce”

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“Perchè non hai la mia voce”

Un mio insegnante una volta mi raccontò questo aneddoto che gli successe quando studiava canto. Uno dei suoi insegnanti di New York, il famoso tenore italiano Tito Schipa, uno dei più grandi tenori della storia, una volta, ormai decenni fa, alla domanda
– “Maestro, come faccio a fare gli stessi suoni che fa lei ? Io non ci riesco e ci vorrei riuscire”
Schipa rispose
– “Non potrai mai, figliolo, perchè non hai la mia voce”.
Lui ne fu colpito, e realizzò che, finalmente, qualcuno gli aveva detto la verità, una volta nella vita.
Forse non molti di voi lo sanno, ma Beniamino Gigli, un’altro immenso tenore italiano, una volta disse che non insegnava canto perchè aveva paura di rovinare le voci degli allievi, e sapete perchè ? Perchè si sarebbe aspettato, o avrebbe quasi preteso, che le loro voci emettessero suoni chiari
e larghi negli acuti, che lui reputava molto pericolosi (chi studia con me da un pò, lo sa), come invece la sua voce riusciva a fare. Ma lui era Beniamino Gigli. Questo è il massimo dell’ onestà intellettuale che io possa pensare di un collega.

Ora, la situazione è tutta qui. Io ho lo stesso problema. Non solo non ho la voce di un Pavarotti o di uno Stevie Wonder, ma ho pure un sulcus (maledetto !!) su una corda, con cui sono nato. Quindi ho uno strumento tecnicamente imperfetto, cioè le mie corde non si chiuderanno mai e poi mai bene e con facilità come quelle di una voce perfetta. Non avrò mai una voce potente come un Freddie Mercury, o come molti di voi.
uesto significa che non canterò mai bene ? Ma sti cazzi ! Significa solo che non potrò, se sono intelligente, pretendere di cantare professionalmente l’opera, o un certo tipo di Rock, ma che ad esempio la mia voce è adattissima a fare un certo tipo di pop music, e di Jazz, che guarda caso, adoro. E che può emozionare, ed ha emozionato, molta gente.
Vi invito a riflettere su questo, altrimenti vi troverete a perdere molto tempo, magari piangere per un’ ora su una strada di Los Angeles nella zona di Hancock Park, andata e ritorno, come un giorno è successo a me quando vidi una bambina di 8 anni a lezione fare cose che io potevo solo sognarmi di fare. Mi demoralizzai, cercai di metabolizzare la sconfitta dell’ aver capito di “non essere un granchè”, fino a quando, qualche anno dopo, con il senno di poi capii che la mia visione della cosa era falsata. Non potevo concentrarmi sui difetti della mia voce, o delle mie mani da chitarrista, pensando “non ce la farò mai ad essere come lui”. Era più intelligente concentrarmi sul talento che sapevo di avere, e migliorarlo con l’obiettivo di capire la direzione giusta da seguire, perchè se prendevo quella sbagliata di insistere a fare una cosa per cui la natura aveva detto “no”, avrei perso anni assolutamente per nulla. Se la natura aveva detto “no” alla perfezione delle mie corde, c’era un motivo. Vuol dire che la mia strada era semplicemente diversa. C’è voluto un pò per accettarlo, capirlo, e usare questa consapevolezza a mio vantaggio. Questo concetto ho cercato di applicarlo anche alla vita.
Forse la natura mi ha dato questa voce imperfetta anche per insegnare meglio alle altre voci (la maggior parte, migliori della mia) in maniera corretta, voglio credere. Ho sempre pensato che, essendo egoista in alcune cose, l’ insegnamento è stato da sempre il mio modo per essere molto altruista.

Michele F.

PS Per chi non sapesse cosa sia, il Sulcus è “una INVAGINAZIONE della mucosa delle corde vocali che aderisce profondamente al legamento vocale impedendo in tal modo una corretta progressione dell’onda mucosa durante la vibrazione fonatoria delle corde vocali.” (tratto da fonochirurgia.it). Ho una invaginazione…visto ? L’ho detto, io, che era una fortuna !