“L’ importanza di avere un Maestro”

“L’ importanza di avere un Maestro”

“Ogni Maestro è per sua natura un «in-segnante», cioè qualcuno che mette un segno nella nostra personalità. È faticoso trovare un Maestro ma è ancora più misteriosa la strada che aiuta qualcuno a diventarlo. Per formare veri navigatori non è sufficiente spiegare loro come si costruisce una barca o come si governa una nave, bisogna saper infondere in loro la passione per il mare e i suoi misteri. Per formare veri studiosi non è sufficiente insegnare loro come si scrive un saggio o un libro, bisogna saper infondere in loro la passione per la conoscenza e la ricerca continua. Chi ha incontrato un grande Maestro sa che l’eredità ricevuta lo impegna nella propria vita a declinare due grandi valori: la responsabilità e il dono. Sono due termini che in latino si traducono con una sola parola «munus» che è la radice di un verbo a me caro: comunicare. Questa è e sarà la nostra responsabilità.” (tratto da “L’ importanza di avere un Maestro”) Marina Brogi Professore Ordinario di International Banking, Facoltà di Economia Università di Roma “La...

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Sesso di gruppo per i cantanti del futuro

Sesso di gruppo per i cantanti del futuro

Ieri ho visto un video dove un ragazzo suonava una chitarra acustica che aveva un congegno fighissimo sulla cassa, attorno al buco, con cui poteva pilotare diversi suoni MIDI e suonare la batteria direttamente percuotendo i bottoni virtuali di cui era pieno questo congegno. Una specie di batteria elettronica sopra la chitarra. Mi ha fatto pensare. Ho pensato che, da quando è nato YouTube, il livello dei cantanti si è alzato tecnicamente (forse soltanto perchè finalmente possiamo vedere gente che prima era e rimaneva sconosciuta), ma si è drasticamente abbassato musicalmente. La maggior parte dei nuovi cantanti di oggi sa cantare soltanto da solo con una base. E questo perchè ha “imparato a cantare” sui video e sui karaoke di YouTube. Quando però li metti in una situazione di band, dove devono suonare con gli altri, loro continuano a cantare come se fossero da soli. E’ come fare sesso di gruppo standosene seduto su una sedia a trastullarsi da solo, mentre gli altri si divertono insieme. Non è così divertente… Le nuove tecnologie permetteranno sempre di più di avere cantanti che sembrano tecnicamente perfetti, intonati (già oggi l’autotune si usa non più soltanto per fare dischi, ma anche live per correggere in tempo reale gli errori di intonazione), che potranno con le varie pedaliere suonare in un locale da soli facendo tutto loro (basso, batteria, cori, synth, percussioni), e questo permetterà loro di vendersi più facilmente essendo l’ unico costo per il locale (che forse la smetterà di ricattare il musicista chiedendogli di portare tante persone altrimenti non suona), ma rimanendo freddi musicalmente, non coltivando il “sesso di gruppo per cantanti”. Questo produrrà – anzi ha già prodotto – non più artisti, ma esecutori di musica se non uguali, tutti molto simili. Cosa succederà ? Succederà che i nuovi produttori seguiranno la moda del momento, e verranno promossi sempre più cantanti solisti – anzi più “soli” che solisti – ma le cui carriere dureranno sempre meno, mentre invece i vecchi produttori old-fashioned continueranno, come è successo ad una mia allieva che per il suo disco ha recentemente collaborato con Maartin Allcock dei Jethro Tull, bassista di Cat Stevens, a produrre alla vecchia maniera, esaltando l’ interplay che si crea tra le singole persone. I cantanti la cui carriera è durata più a lungo sono tutte persone che minimo suonano uno strumento bene (in genere il piano). Questo li fa cantare come musicisti, non come cantanti. Sting, Stevie, Aretha, ma anche Roby Facchinetti, Claudio Baglioni, Lucio Dalla, sono tutte persone che hanno in comune una cosa : sono nate prima di YouTube e hanno imparato a fare sesso se non di gruppo, almeno in due, non autoerotismo. Ecco perchè sono...

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