Elisa insegna canto ad “Amici” : pro e contro.

Elisa insegna canto ad “Amici” : pro e contro.

Come avrete visto, Elisa è stata chiamata a fare da capitano ad Amici e, durante il giorno, insegnare canto. Premesso che artisticamente e vocalmente adoro questa ragazza, è un talento naturale, mi è sempre piaciuto come canta e le cose che fa (alcune più, altre meno), e di sicuro ogni volta che canta riesco a sentirne l’anima attraverso la voce; un pò come quando sento John Scofield alla chitarra (o Pat, ovvio…), sento una persona che usa la musica per comunicare chi è : un’ artista. Sono stato qualche tempo fa a sentirla al Forum e ho avuto l’occasione di scambiarci due chiacchiere in camerino nel dopoconcerto,scoprendo una ragazza assolutamente con i piedi per terra, e molto simpatica. Detto questo, potete notare come Elisa, e spesso lo faceva anche Pavarotti, da questo filmato basa il suo insegnamento tecnico su “Guarda come faccio io ed ascoltami. Devi appoggiare la voce, vedi come faccio io ?”. Prendiamo solo questo spezzone di filmato per dimostrare un concetto : chi sa cantare naturalmente, senza sapere come, non sa – e non dovrebbe – insegnare tecnica. Spesso si limita a dare consigli di interpretazione, ma quando si occupa (come in questo filmato) di “come” usare la voce, a mio parere rischia di fare più danni che non. “Appoggiare” la voce è soltanto una sensazione (come fai ad appoggiare una cosa che non vedi e non tocchi ?), ed Elisa sta cercando di insegnare per immagini (“è come un palloncino”) e chiedendo alla ragazza di “fare come fa lei”. Questo è un modo di insegnare che qui al We sing studio non incoraggiamo. Parlando solo di tecnica, noi usiamo esercizi causa-effetto che ti fanno fare in pratica quello che altri insegnanti (in questo caso Elisa, che insegnante non è) ti descrivono solo (“Metti il suono in maschera”, “porta la voce in avanti”, “dammi più supporto”, “usa il diaframma”…suona familiare ?). Quanto tempo ci avete speso ? Per carità, Elisa è stata chiamata ad Amici per il suo nome e la sua bravura come artista, e non c’è niente di male in questo, è lavoro. E di certo c’è una cosa che solo una come lei può portare di buono : l’esperienza di cantautrice professionista, l’ interpretare una canzone, così come lo stare sul palco. Però quando metti la voce di qualcuno nelle mani di qualcun’altro, gli metti in mano un pezzo del tuo futuro e il suo strumento principale di comunicazione, e questa persona ha un grossa responsabilità. Credo che anche Elisa lo sappia, e sono sicuro che cerca di fare meno danni possibili, muovendosi in un campo (l’ insegnamento) che non è il suo. Ho notato un’altra cosa, che mi lascia perplesso. In questo...

Read More

Registro di fischio

Registro di fischio

REGISTRO DI FISCHIO (WHISTLE REGISTER) Michele allena Arianna per portarla nel registro di “fischio” (fino a Do7) Michele teaching Arianna bringing her to the “whistle register” (up to C7)

Read More

Arawen la principessa

Arawen la principessa

Arawen ha 10 anni, fa la 5a elementare ed è Rumena. Le hanno messo il nome di una pincipessa. Ci siamo conosciuti oggi, volevano che la aiutassi a registrare un brano. Alla fine ne ha registrati due, tutti e due buona la prima, e due video, di cui il primo facendo il playback anche questo buona la prima, e il secondo (“Valerie”) tutto dal vivo, audio e video. Senza autotune. In 2 ore ci siamo conosciuti, abbiamo finito un lavoro e fatto più di quello che era previsto, e ci siamo divertiti da matti. Non abbiamo mai parlato di differenze culturali, integrazione, religione, comunità europea, bandiere. Solo di musica. E abbiamo sorriso sempre. Parlano tanto di integrazione ma… Io oggi non ho sentito alcun bisogno di integrazione. Non l’ho sentito perchè quando sei un bimbo non hai tutti quei preconcetti e muri che ti vengono a causa dei grandi. Sei un bimbo, giochi, ami e ti diverti. Esattamente come credo debba essere vissuta la vita. E, come per magia, tutti intorno a te si sentono alla stessa maniera, soprattutto se parlano un linguaggio universale e pieno di amore come la musica. E’ tanto semplice, e dovrebbe rimanere...

Read More

“Perchè non hai la mia voce”

“Perchè non hai la mia voce”

Un mio insegnante una volta mi raccontò questo aneddoto che gli successe quando studiava canto. Uno dei suoi insegnanti di New York, il famoso tenore italiano Tito Schipa, uno dei più grandi tenori della storia, una volta, ormai decenni fa, alla domanda – “Maestro, come faccio a fare gli stessi suoni che fa lei ? Io non ci riesco e ci vorrei riuscire” Schipa rispose – “Non potrai mai, figliolo, perchè non hai la mia voce”. Lui ne fu colpito, e realizzò che, finalmente, qualcuno gli aveva detto la verità, una volta nella vita. Forse non molti di voi lo sanno, ma Beniamino Gigli, un’altro immenso tenore italiano, una volta disse che non insegnava canto perchè aveva paura di rovinare le voci degli allievi, e sapete perchè ? Perchè si sarebbe aspettato, o avrebbe quasi preteso, che le loro voci emettessero suoni chiari e larghi negli acuti, che lui reputava molto pericolosi (chi studia con me da un pò, lo sa), come invece la sua voce riusciva a fare. Ma lui era Beniamino Gigli. Questo è il massimo dell’ onestà intellettuale che io possa pensare di un collega. Ora, la situazione è tutta qui. Io ho lo stesso problema. Non solo non ho la voce di un Pavarotti o di uno Stevie Wonder, ma ho pure un sulcus (maledetto !!) su una corda, con cui sono nato. Quindi ho uno strumento tecnicamente imperfetto, cioè le mie corde non si chiuderanno mai e poi mai bene e con facilità come quelle di una voce perfetta. Non avrò mai una voce potente come un Freddie Mercury, o come molti di voi. uesto significa che non canterò mai bene ? Ma sti cazzi ! Significa solo che non potrò, se sono intelligente, pretendere di cantare professionalmente l’opera, o un certo tipo di Rock, ma che ad esempio la mia voce è adattissima a fare un certo tipo di pop music, e di Jazz, che guarda caso, adoro. E che può emozionare, ed ha emozionato, molta gente. Vi invito a riflettere su questo, altrimenti vi troverete a perdere molto tempo, magari piangere per un’ ora su una strada di Los Angeles nella zona di Hancock Park, andata e ritorno, come un giorno è successo a me quando vidi una bambina di 8 anni a lezione fare cose che io potevo solo sognarmi di fare. Mi demoralizzai, cercai di metabolizzare la sconfitta dell’ aver capito di “non essere un granchè”, fino a quando, qualche anno dopo, con il senno di poi capii che la mia visione della cosa era falsata. Non potevo concentrarmi sui difetti della mia voce, o delle mie mani da chitarrista, pensando “non ce la farò mai ad essere come lui”....

Read More